un momento della manifestazione a Cagliari (fonte: dalla rete)

Il Sindaco di Ozieri a Cagliari a fianco dei pastori

Il Consiglio Comunale convocato a Cagliari per la mobilitazione del Movimento dei Pastori Sardi contro la gravissima crisi della pastorizia della nostra Regione


Si è svolta ieri, martedì 14 settembre, a Cagliari una manifestazione del Movimento Pastori Sardi (MPS) a cui hanno partecipato circa seimila persone fra cui anche i sindaci del Logudoro e i rispettivi consigli comunali, per chiedere garanzie per il futuro dell'agricoltura e dell'allevamento in Sardegna.

due momenti della manifestazione svoltasi a Cagliari

Precedentemente, mercoledì 8 settembre, nel Quartiere San Nicola ad Ozieri, il sindaco Ladu aveva partecipato ad una assemblea promossa dal Movimento Pastori Sardi. Ecco il suo intervento sulla questione agro-pastorale e le zone interne:
« Questa estate è nata in Sardegna una protesta che ha visto il Movimento dei Pastori Sardi occupare gli aeroporti di Olbia, di Alghero e di Elmas, la statale 131 e per ultimo sfilare a Porto Rotondo. Per il 14 del mese di settembre è prevista una grande manifestazione a Cagliari. La motivazione della protesta deriva dal fatto che il settore agro-pastorale è ormai al collasso per gli insostenibili costi a cui deve far fronte. D'altra parte in Sardegna si realizza il 60% del latte ovi-caprino nazionale, circa 3 milioni di quintali di latte all'anno e vengono riconosciuti ai pastori 60 centesimi al litro; una cifra ben al di sotto dei costi di produzione e su valori inferiori del 25% rispetto a due anni fa.
Questa crisi non è come una qualsiasi crisi di settore perché il pastore è il simbolo di una identità originale che connota la vita del popolo sardo, oltre che la figura sociale preminente in gran parte dei territori e delle comunità dell'interno della Sardegna, quelle portatrici di valori più originali e tradizionali. Non casualmente nelle manifestazioni i pastori hanno voluto dare un messaggio forte "La Sardegna non è solo spiagge e mare". Anche in conseguenza di questa crisi, i territori e le comunità in cui loro vivono ed operano si trovano in una condizione di difficoltà drammatica e la politica non sembra avere percepito pienamente né lo stato di crisi di questi territori, né il rischio che corre l'intero sistema regionale se si accentuano i processi di decadenza e di regresso degli stessi.
I paesi dell'interno si stanno drammaticamente spopolando, si impoverisce il tessuto sociale, mancano le energie più fresche e conseguentemente si sta smarrendo il senso di appartenenza alla comunità, che è un valore di identità che genera coesione sociale e solidarietà. Le comunità dell'interno non sono più percepite, soprattutto dai giovani, come luoghi accoglienti che possono offrire prospettive per costruire il proprio futuro. I segnali di rassegnazione, quasi di impotenza, ne sono i caratteri tangibili. La stessa vicenda storica di queste comunità, nell'evoluzione di una nuova configurazione sociale e culturale della Sardegna del XXI secolo, sembra progressivamente estinguersi.
Quel che è grave è che questi processi si svolgono nel silenzio e nell'indifferenza pressoché generale.
A parole si afferma che le nostre principali risorse sono le ricchezze ambientali e culturali, dotazioni preziose che ci possono permettere di competere nell'Italia e nel mondo, che il sistema Sardegna deve offrirsi integrando le risorse delle diverse aree, città e campagna, coste ed aree interne, che la ricchezza delle aree interne sono in particolare gli spazi incontaminati ed il patrimonio immateriale antropologico e culturale più prezioso. Ma i fatti e i processi reali determinano in modo accelerato il disgregarsi di queste potenzialità che possono concorrere a costruire una idea di Sardegna integrata e moderna.
Fino ad ora le decisioni della politica non hanno posto fine al problema della assenza di lavoro, non hanno contrastato la chiusura degli uffici pubblici, di scuole , di ospedali etc..
Nelle scelte hanno prevalso le motivazioni economicistiche. Occorre percorrere strade nuove, riannodare i fili di un ragionamento positivo, riprendere il cammino della speranza, evitando di riproporre luoghi comuni, slogan, obiettivi irraggiungibili, paludati di parole che non corrispondono alla realtà.
Spetta a tutti concorrere a disegnare uno scenario di rinascita di in una Sardegna integrata che si afferma in uno spazio economico sempre più ampio e sempre più caratterizzato dalla libera circolazione di merci e persone.
Garantire la sicurezza, potenziare i servizi dei centri urbani intermedi, modernizzare i sistemi di mobilità, valorizzare le produzioni locali, sono le prime risposte che la politica deve elaborare per le aree interne. Ogni atto programmatico assunto deve considerare in primo luogo le ricadute in questi territori.
Tutto il popolo sardo deve essere grato ai pastori perché con la iniziativa di questi giorni ripropongono con forza la questione agro-pastorale e quella delle zone interne come elemento centrale della questione sarda, la nostra speranza è che si riapra un dibattito culturale e politico sull'idea di Sardegna che vogliamo costruire nel terzo millennio, perché è chiaro che i processi in atto che portano ineluttabilmente alla estinzione della vita sociale e civile di intere comunità, rischia di travolgere e disperdere l'immenso patrimonio di lingua,valori, idee, patrimonio culturale di cui queste comunità sono portatrici.
Forse si sta costruendo una Sardegna artificiale che ha distrutto i tratti essenziali della sardità. Anche per queste ragioni il 14 settembre sarò come sindaco della Città di Ozieri a fianco dei pastori a Cagliari».

Articolo tratto dal sito web dell'Amministrazione Comunale di Ozieri (SS)