Ozieri, Giovedì 17 Ottobre 2019

Presentazione del libro Mette pioggia

Presentazione del libro "Mette pioggia", di Gianni Tetti

Venerdì 5 Settembre 2014, nella sala auditorium del Centro Culturale San Francesco, alle ore 19,00.

L'Istituzione San Michele dà appuntamento, presso l'auditorium del Centro Culturale San Francesco il 5 settembre alle ore 19.00, alla presentazione con reading musicale del libro "Mette Pioggia" di Gianni Tetti, con la partecipazione della Compagnia delle Donne.

Gianni Tetti

Gianni Tetti è nato a Sassari nel 1980.

Specializzato in tecniche di narrazione per cinema e tv, ha conseguito un dottorato in Storia e Critica del Cinema.
Ha scritto e diretto il documentario "Un passo dopo l'altro", è sceneggiatore del lungometraggio "SaGràscia" (regia di Bonifacio Angius).

Gianni Tetti svolge anche un'intensa attività letteraria. Suoi racconti sono presenti in varie antologie italiane e in riviste quali Frigidaire, Il Male, Prospektiva, Atti Impuri.
Il suo libro d'esordio s'intitola I cani là fuori (NEO Edizioni).

Mette pioggia [ Recensione di Luca Durante, da www.meloleggo.it]

Mette pioggia racconta la fine del mondo, ma lo fa in quel di Sassari, in Sardegna. Roba per scrittori coraggiosi. Si, perché i gran finali per eccellenza, quelli che riguardano l'umanit&agracve; tutta, sono legati ai grandi centri dove la vita accade e può, a ragione, essere distrutta, tra grattacieli che vengono giù e folle che corrono via urlando.

Ogni volta c'è qualcosa, alieni, meteoriti, glaciazioni, cavallette giganti, ogni volta parte tutto da New York o da Washington e il presidente americano prende l'Air Force One. E fa un lungo discorso alla nazione. Ogni Santa volta.

La fine del mondo sull'isola sarda abbraccia invece altri stili, meno appariscenti e più soffocati, più barbari e desolanti e, forse per questo, più feroci. Il libro dura quanto una settimana: ogni capitolo porta il nome di un giorno, dal lunedì fino alla domenica.
Le pagine e le giornate si susseguono in maniera incisiva e corrosiva, l'autore si lascia andare a descrizioni desolanti di posti, volti e vite, partendo da un lunedì particolarmente caldo per finire in una domenica di silenzio e sacralità che pare aver inghiottito tutto. Le storie infilate tra le pagine, i personaggi tipici di una città asfissiata ma che tenta di rimanere ben salda alla vita povera di stimoli che le appartiene, sono raccontati in maniera cruda e senza veli.

E mentre gli edifici e le strade vengono mangiati da un sole rovente, appaiono un testimone di Geova dall'aria spersa, un uomo capace di ammazzare il proprio figlio portatore di handicap, Arturo Zanon e il suo lavoro in laboratorio, Antonio Deliperi e la sua fissazione di far parlare il proprio cane, come facevano i nazisti.
Vite raccontate a spezzoni, attraverso periodi taglienti e tagliati che sembrano comporre un puzzle nella testa di chi legge.

Il libro scorre e lo fa ad imbuto, trascina in un vortice di parole roventi come il caldo che attanaglia la città, come quel virus che ha attaccato tutti e che mangia la vita dall'interno, dallo stomaco.

Il finale del testo è di forte impatto: Tetti compie una vera e propria virata che spiazza e sorprende il lettore.
La sua scelta è quella di abbandonare il raccontato per regalare un'immagine, l'immagine della fine, la fotografia che immortala gli ultimi attimi della terra prima del respiro finale.
Nell'ultima pagina si comprende, e lo fanno anche gli ultimi rimasti in vita, prima di soccombere, com'è che si è propagato il virus della morte.
E poi più nulla, o quasi. L'autore, che muove i fili della storia, o il dio che intreccia le vite degli uomini avendone deciso ormai la fine, libera tutti con l'arrivo della morte e in quest'atto così forte sembra mostrare, per la prima volta, una buona dose di pietà.

Condividi questa notizia

Versione stampabile