Antonio Catelani

Senza Titolo

Esiste un luogo, un centro, qualcosa come una piazza o un orto, qualcosa che contenga, che concentri, indichi e permetta il contatto, l'adesione al reale?
Forse non nella centralità, bensì nella frontalità si intuisce il reale; nella distanza frapposta nel non coinvolgimento dei sensi: né olfatto, né gusto, né tatto, né udito, solo la vista che distilla l'immagine, se non la parola poi, che la nomina.
Immagine condensata: pochi colori poche linee nel bagliore del controluce; scabra, aspra da non permettere alla retina altro se non un'impressione, privando l'occhio dell'ingannevole messa a fuoco del particolare. Da questo non-luogo allora io guardo, investito dalle immagini del reale. Tutto è piatto come una lama nel controluce del mondo; ogni forma della natura e del vero si ritaglia in una silhouette che ha il dramma dell'impalpabilità: luce e ombra appaiono un'unica cosa, una stessa sostanza. La distanza con ciò che guardi è il non-luogo, le mille misure tra te e il mondo, la retta via, il prima il durante e il dopo l'immagine.
La frontalità è dunque l'unico accesso possibile verso il reale e, doppiata un'immagine, subito un'altra se ne produce in un continuum che non consente né sosta, né luogo, né centro, né piazza, né orto, né tanto meno adesione al reale.
Antonio Catelani

 


Comune di Ozieri - La Pietra & il Ferro
Parco-Museo di Scultura Contemporanea all'Aperto
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