Vai a sottomenu e altri contenuti

Cordoglio per la morte del prof. Luigi Sotgia

Data evento: 11/03/2008 Luogo: Categoria: Manifestazioni culturali
Cordoglio per la morte del prof. Luigi Sotgia

È recentemente scomparso all'età di 80 anni il professor Luigi Sotgia da tutti stimato ed apprezzato insegnante della scuola elementare e poi direttore didattico dello stesso Circolo Scolastico.
I funerali si sono svolti sabato 8 marzo nella parrocchia del Santo Bambino di Praga alla presenza di una folla di estimatori, allievi, conoscenti, amministratori pubblici, poeti e scrittori della Sardegna.
Il professor Sotgia ero uno stimato poeta, scrittore, collaboratore del settimanale cattolico 'La voce del Logudoro', fondatore del 'Premio Logudoro'di Ozieri e presidente della giuria del premio di poesia 'Pedru Casu' di Berchidda.
È stato Amministratore pubblico in qualità di Assessore Comunale alla Pubblica Istruzione e Vice Sindaco del Comune di Ozieri (dal 1975 al 1980). Per una legislatura è stato anche consigliere provinciale in rappresentanza del Collegio Ozieri-Nughedu S.Nicolò.

È recentemente scomparso all'età di 80 anni il professor Luigi Sotgia da tutti stimato ed apprezzato insegnante della scuola elementare e poi direttore didattico dello stesso Circolo Scolastico.
I funerali si sono svolti sabato 8 marzo nella parrocchia del Santo Bambino di Praga alla presenza di una folla di estimatori, allievi, conoscenti, amministratori pubblici, poeti e scrittori della Sardegna.
Il professor Sotgia ero uno stimato poeta, scrittore, collaboratore del settimanale cattolico 'La voce del Logudoro', fondatore del 'Premio Logudoro'di Ozieri e presidente della giuria del premio di poesia 'Pedru Casu' di Berchidda.
È stato Amministratore pubblico in qualità di Assessore Comunale alla Pubblica Istruzione e Vice Sindaco del Comune di Ozieri (dal 1975 al 1980). Per una legislatura è stato anche consigliere provinciale in rappresentanza del Collegio Ozieri-Nughedu S.Nicolò.

Così il Maestro Gigi Sotgia nel ricordo del suo alunno Gavino Sanna.

Maestro Gigi Sotgia è stato grande. Una figura importantissima che ha lasciato il segno e che non potremo mai dimenticare.
È stato il mio Maestro in terza, quarta e quinta elementare nel vecchio edificio di San Francesco.
Lo chiamavamo Maestro Gigi e per tutti noi, bambini discoli e monelli, ragazzini di strada che giocavamo con i giochi poveri inventati da noi, era un secondo padre.
Quando ci faceva svolgere i temi, i pensierini in italiano, per imparare la Lingua nazionale, ed avevamo difficoltà, ci suggeriva: «Quello che non riesci a scrivere in italiano raccontalo in sardo. Non ti preoccupare. Io il sardo lo capisco e così studiamo bene anche l'italiano».
È così che ho imparato a scrivere in sardo, prima ancora che, maldestramente, in italiano.
Alle medie, nella scuola severa del seminario, il professore austero si era lamentato del mio modo di svolgere i temi in classe. Io di questo non mi preoccupavo perchè per il mio Maestro andavano bene così.
Spesso, quando la lezione era di pomeriggio e la giornata bella, ci portava a 'Sa pala 'e s'ossiga', allora campagna della periferia di Ozieri, sopra la 'curva del gobbo', per le stradine bianche che si perdevano fra i frutteti ed i vigneti. Sembrava di andare in capo al mondo ma era il nostro gioco preferito.
Quella era una lezione di Maestro Gigi: ci spiegava gli alberi, la natura, la terra arida, i colori del cielo, i muretti a secco, la povertà e la fatica del pastore, la storia e la geografia, e soprattutto ci parlava dell'uomo. E se ne vendevamo qualcuno, nei piccoli tancati, curvo a zappare o a falciare l'erba, Maestro Gigi non ci pensava due volte. «State bravi» ci diceva con la erre arrotata che lo faceva ancora più bello e simpatico. Si toglieva la giacca, rimboccava le maniche della camicia, dava un risvolto ai pantaloni e zappava la vigna, tagliava il fieno e raccoglieva le pietre ingombranti. Al povero e stanco vignaiolo gli sembrava di assistere ad un miracolo impossibile. Poi lo ringraziava per la fatica alleviata.
Noi eravamo muti, quasi increduli, che il nostro Maestro fosse bravo anche a zappare, raccogliere le pietre ed aggiustare i muretti a secco. Una rispolverata ai pantaloni, un soffio alle scarpe piene di polvere, e nuovamente la giacca perchè si rientrava a scuola tutti insieme dopo una giornata stupenda. In classe ci raccontava 'La cavallina storna' e la vita di Giovanni Pascoli e di altri magnifici poeti, e le sofferenze dell'uomo che deve combattere con i dolori, la povertà, la malattia e la morte.
Per noi bambini monelli quelle ore di lezione erano una festa continua. Perché anche il nostro Maestro era 'monello' come noi. Ci spiegava il sacrificio dell'uomo che zappava la vigna e ci trasmetteva la felicità per averlo potuto aiutare.
Un compagnetto di scuola spesso arrivava in classe che era tardi. Veniva dalla campagna, a piedi, dopo aver percorso alcuni chilometri. Non aveva, quel bambino, la fortuna nostra che abitavamo in città, e non era neanche molto bravo, perché tempo ne aveva poco per studiare e svolgere i compiti in una casa dove non c'è la corrente elettrica e il babbo da aiutare a mungere le pecore.
Maestro Gigi c'indicava quel bambino sfortunato come esempio da seguire nei sacrifici. C'era anche qualche bambino orfano che viveva con le suore nell'orfanotrofio maschile, vicino alla fontana Grixoni, e lui, Maestro Gigi, gli faceva da padre con una carezza ed un incoraggiamento. Parole buone cariche di amore. Aiutava i più deboli e non irrideva mai i figli, talvolta svogliati, dei ricchi. Era per tutti una continua lezione di vita. C'educava al rispetto per gli insegnanti e per chi nella scuola aveva i ruoli più umili. C'indicava cosa cogliere dalle cose che potevano apparire meno importanti e quelle che avevano alti valori di vita.
Quanto potrei raccontare del mio indimenticabile Maestro.
Potrei dire di quella volta che stavo male e mi aveva riportato a casa stando a cavallino sulla sua schiena. O di quell'altra volta che mi sorprese a disegnare, nel quaderno a quadretti, un'oca, mentre lui spiegava le addizioni e le moltiplicazioni. «Caro Antonico - scrisse sotto il disegno maldestro che per me era bellissimo - Gavino disegna un'oca mentre io spiego le operazioni».
Babbo quando lesse la nota sul quaderno mi disse poche parole che andarono ad aggiungersi a quelle del Maestro. Quel giorno gli insegnamenti paterni che entrarono nel mio cuore furono due. Ancora conservo quel foglio con la firma di Maestro Gigi e quella di Babbo.
All'uscita di scuola, se era sera, spesso ci portava a casa sua, dove c'era l'anziana madre che adorava, o a casa della fidanzata, nella salita per la cattedrale. Aveva avuto un'infanzia difficile il nostro Maestro. Era studente, lavoratore, insegnante, amico, fratello maggiore.
Grandissimo Maestro Gigi non ti potremo mai dimenticare. Gavino Sanna, Ozieri.

torna all'inizio del contenuto
torna all'inizio del contenuto