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Presentazione del libro 'Mette pioggia', di Gianni Tetti

Data evento: 02/09/2014 Luogo: Categoria: Manifestazioni culturali
Presentazione del libro 'Mette pioggia', di Gianni Tetti

L'Istituzione San Michele dà appuntamento, presso l'auditorium del Centro Culturale San Francesco il 5 settembre alle ore 19.00, alla presentazione con reading musicale del libro 'Mette Pioggia' di Gianni Tetti, con la partecipazione della Compagnia delle Donne.

L'Istituzione San Michele dà appuntamento, presso l'auditorium del Centro Culturale San Francesco il 5 settembre alle ore 19.00, alla presentazione con reading musicale del libro 'Mette Pioggia' di Gianni Tetti, con la partecipazione della Compagnia delle Donne.

Gianni Tetti

Gianni Tetti è nato a Sassari nel 1980.

Specializzato in tecniche di narrazione per cinema e tv, ha conseguito un dottorato in Storia e Critica del Cinema.
Ha scritto e diretto il documentario 'Un passo dopo l'altro', è sceneggiatore del lungometraggio 'SaGràscia' (regia di Bonifacio Angius).

Gianni Tetti svolge anche un'intensa attività letteraria. Suoi racconti sono presenti in varie antologie italiane e in riviste quali Frigidaire, Il Male, Prospektiva, Atti Impuri.
Il suo libro d'esordio s'intitola I cani là fuori (NEO Edizioni).

Mette pioggia [ Recensione di Luca Durante, da www.meloleggo.it]

Mette pioggia racconta la fine del mondo, ma lo fa in quel di Sassari, in Sardegna. Roba per scrittori coraggiosi. Si, perché i gran finali per eccellenza, quelli che riguardano l'umanit&agracve; tutta, sono legati ai grandi centri dove la vita accade e può, a ragione, essere distrutta, tra grattacieli che vengono giù e folle che corrono via urlando.

Ogni volta c'è qualcosa, alieni, meteoriti, glaciazioni, cavallette giganti, ogni volta parte tutto da New York o da Washington e il presidente americano prende l'Air Force One. E fa un lungo discorso alla nazione. Ogni Santa volta.

La fine del mondo sull'isola sarda abbraccia invece altri stili, meno appariscenti e più soffocati, più barbari e desolanti e, forse per questo, più feroci. Il libro dura quanto una settimana: ogni capitolo porta il nome di un giorno, dal lunedì fino alla domenica.
Le pagine e le giornate si susseguono in maniera incisiva e corrosiva, l'autore si lascia andare a descrizioni desolanti di posti, volti e vite, partendo da un lunedì particolarmente caldo per finire in una domenica di silenzio e sacralità che pare aver inghiottito tutto. Le storie infilate tra le pagine, i personaggi tipici di una città asfissiata ma che tenta di rimanere ben salda alla vita povera di stimoli che le appartiene, sono raccontati in maniera cruda e senza veli.

E mentre gli edifici e le strade vengono mangiati da un sole rovente, appaiono un testimone di Geova dall'aria spersa, un uomo capace di ammazzare il proprio figlio portatore di handicap, Arturo Zanon e il suo lavoro in laboratorio, Antonio Deliperi e la sua fissazione di far parlare il proprio cane, come facevano i nazisti.
Vite raccontate a spezzoni, attraverso periodi taglienti e tagliati che sembrano comporre un puzzle nella testa di chi legge.

Il libro scorre e lo fa ad imbuto, trascina in un vortice di parole roventi come il caldo che attanaglia la città, come quel virus che ha attaccato tutti e che mangia la vita dall'interno, dallo stomaco.

Il finale del testo è di forte impatto: Tetti compie una vera e propria virata che spiazza e sorprende il lettore.
La sua scelta è quella di abbandonare il raccontato per regalare un'immagine, l'immagine della fine, la fotografia che immortala gli ultimi attimi della terra prima del respiro finale.
Nell'ultima pagina si comprende, e lo fanno anche gli ultimi rimasti in vita, prima di soccombere, com'è che si è propagato il virus della morte.
E poi più nulla, o quasi. L'autore, che muove i fili della storia, o il dio che intreccia le vite degli uomini avendone deciso ormai la fine, libera tutti con l'arrivo della morte e in quest'atto così forte sembra mostrare, per la prima volta, una buona dose di pietà.

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