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Storia del Museo

Il Museo nasce ufficialmente il 29 giugno del 1985 con sede nell'ex convento cinquecentesco di S. Francesco, già aperto al pubblico come Centro Culturale Polivalente, dopo un lungo restauro. Un'attenta politica di recupero del patrimonio monumentale della Città rende fruibile un altro monastero, dove il museo viene trasferito nel 2003. Ciò rese disponibili nuovi spazi da dedicare all'esposizione dei materiali che nel corso degli anni si era notevolmente accresciuto. Fortemente voluto dalle amministrazioni succedutesi nel tempo, dalla Pro-Loco e dal Ministero e la sua realizzazione abbraccia un decennio, per giungere a conclusione alla metà degli anni '80. Il museo è dedicato soprattutto all'archeologica del territorio di Ozieri, impostasi all'attenzione degli studiosi con famosi ritrovamenti dalla metà dall'800 ad oggi, ma anche testimonianze più recenti.

La sede del Museo Archeologico di Ozieri, come era prima del restauro

Storia dell'edificio

Il convento delle Clarisse sorse in stretta connessione con la chiesa del Rosario in un'area contigua alla collegiata di Santa Maria e al centro amministrativo dell'Ozieri di allora, ma che a sud era già periferia.
Inaugurato ufficialmente nel 1753, venne ospitato inizialmente nella casa di un Don Gaspare Grixoni, cui si aggiunsero 'due case basse' e porzioni di un orto acquistato dalla confraternita del Rosario. Con questa il monastero condivise l'uso della chiesa con la stessa intitolazione. Sorse infine il nuovo convento, invero avversato dagli altri ordini religiosi presenti ad Ozieri.

Panoramica del Museo Civico Archeologico di Ozieri, ex Convento delle Clarisse

Inglobò le precedenti costruzioni e venne realizzato con il concorso di lasciti privati, del comune e della casa reale, che tuttavia ne sottopose la fondazione al pronunciamento popolare e a condizione che il sostentamento delle religiose non gravasse sulla città.
Inizialmente si invitarono ad occuparlo le Clarisse di Tempio. Vi si trasferirono invece le monache di Orosei a causa dell'indigenza in cui versavano.
Il convento assurse a gran fama nell'800, vero luogo di pellegrinaggio di tutte le classi sociali, a causa della presenza di una monaca, tal Rosa Serra, ritenuta in odore di santità e con le stimmate; ma venne smascherata dal probo vescovo Atzei che pose fine alla vicenda.
Requisito in seguito per gli effetti della Legge Ratazzi, risulta ancora occupato dalle monache nel 1884, quando il comune ne chiede la cessione all'ordine per adibire il complesso a scuola. La richiesta viene ripetuta nel 1889 per ospitare i militari che vi insediarono la caserma Pietro Micca.
Dimessa l'occupazione militare nel 1953, l'anno successivo in parte venne riaffilato alla chiesa. Nella parte rimasta in proprietà al comune, trovano ospitalità attività scolastiche e sociali. Accoglie infine senza tetto ed extracomunitari.
Dichiarato pericolante, con un finanziamento regionale si restaura l'intero complesso e lo si destina a nuova sede museale civica.

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