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Il luogo e la sede

Il luogo

Il convento delle Clarisse sorse in stretta connessione con la chiesa del Rosario in un'area contigua alla collegiata di S. Maria e al centro amministrativo dell'Ozieri di allora, ma che a sud era già periferia.
Inaugurato ufficialmente nel 1753, venne ospitato inizialmente nella casa di un Don Gaspare Grixoni, cui si aggiunsero 'due case basse' e porzioni di un orto acquistato dalla confraternita del Rosario.
Con questa il monastero condivise l'uso della chiesa con la stessa intitolazione. Sorse infine il nuovo convento, invero avversato dagli altri ordini religiosi presenti ad Ozieri.
Inglobò le precedenti costruzioni e venne realizzato con il concorso di lasciti privati del comune e della casa reale, che tuttavia ne sottopose la fondazione al pronunciamento popolare e a condizione che il sostentamento delle religiose non gravasse sulla città.

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Inizialmente si invitarono ad occuparlo le Clarisse di Tempio. Vi si trasferirono invece le monache di Orosei a causa dell'indigenza in cui versavano.
Il convento assurse a gran fama nell'800, vero luogo di pellegrinaggio di tutte le classi sociali, a causa della presenza di una monaca, tal Rosa Serra, ritenuta in odore di santità e con le stimmate; ma venne smascherata dal probo vescovo Atzei che pose fine alla vicenda.
Requisito in seguito per gli effetti della Legge Ratazzi, risulta ancora occupato nel 1884, quando il comune ne chiede la cessione all'ordine per adibire il complesso a scuola.
La richiesta viene ripetuta nel 1889 per ospitare i militari che vi insediarono la caserma Pietro Micca. Dimessa l'occupazione militare nel 1953, l'anno successivo in parte venne riaffilato alla chiesa.
Nella parte rimasta in proprietà al comune, trovano ospitalità attività scolastiche e sociali. Accoglie infine senza tetto ed extracomunitari.
Dichiarato pericolante, con un finanziamento regionale si restaura l'intero complesso e lo si destina a nuova sede museale civica.

La Sede

Architettura dell'edificio

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L'ingresso originario si apriva nella via Azuni ed introduceva a tre ambienti voltati, uno con l'alloggiamento della ruota del convento, collegati fra loro e con un ampio corridoio anch'esso voltato.
Da qui si accedeva a due saloni costruiti sopra le case basse citate nei documenti, uno dei quali fu forse il matroneo, ed altri che utilizzarono muri di precedenti costruzioni (casa Grixoni?).
Nel piano superiore, il corridoio con volta a botte introduce alle celle claustrali che si susseguono in entrambi i lati, anch'esse con volta a botte di differenti tecniche.
I militari portarono l'ingresso esattamente all'opposto, che dava in una piazza d'armi, realizzata con un terrapieno esteso fino alle mura di epoca spagnola e che sopraelevarono e dotarono di contrafforti.
Costruirono anche l'ala a sinistra della piazza, la gradinata centrale e aggiunsero un piano su parte della struttura, ristrutturando completamente i tetti con una tessitura di mattoni, sconosciuta ai modi isolani.
Nella piazza d'armi si trova una raccolta lapidaria di varia epoca. Negli ambienti a sinistra hanno sede la biglietteria, book shop, e una postazione informatica di supporto ai visitatori.
A destra il laboratorio di restauro, una sezione didattica e ambienti polifunzionali. Nei tre ambienti e corridoio del piano rialzato ha la sede la sezione espositiva permanente.
La collezione numismatica Francesco Amadu, dotata di una postazione informatica per la didattica, occupa le celle claustrali a destra nel piano superiore.
Qui hanno sede inoltre una sezione per le donazioni, gli uffici, una zona congressi. Tutti gli altri spazi compreso il sottotetto, perfettamente percorribile, sono riservati a esposizioni temporanee.

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